Home > Le tappe del viaggio Missionario 2019 Viste anche dagli occhi di Angelico > VILLAGGIO di GUEDARU : QUANDO LA STRADA SI FA DURA !

Guedaru è la meta più lontana da raggiungere tra tutte quelle da visitare. Dista circa un’ora e trenta di furgone da Kandi, percorrendo una pista che presenta le più svariate gradazioni di fastidio: sabbia, roccia, terra rossa, terra bianca, ghiaia, insomma tutti i tipi di polvere che si possono respirare !

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Ecco alcuni momenti a GUEDARU

La scuola è la più numerosa come alunni, tra tutte le nostre scuole: circa 200 !!! Accolti dal direttore, che ormai conosciamo benissimo, e dai maestri.abbiamo distribuito le caramelle e donato un pallone.

Dopo la scuola, abbiamo incontrato anche gli abitanti del villaggio, in particolare abbiamo ricevuto i ringraziamenti da parte del capo villaggio e dal referente della tribù dei Peul. La lunga mattinata si è conclusa con uno spettacolo di danza tribale a cura di un gruppo di ragazze della scuola!

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Foto di gruppo davanti al nuovo forage

Un segno di amicizia voluto dal capo dei Peul

La comunità Peul del Benin ha un tasso di analfabetismo elevatissimo, il 90% a fronte del 75% della media nazionale. Questo è anche conseguenza della loro principale attività, quella di allevatori nomadi che li ha tenuti da sempre ai margini della società.I corsi di alfabetizzazione per questa comunità rappresentano la porta di accesso a qualsiasi processo di sviluppo sociale successivo.

Prima di ripartire il dono di due POLLI ed un sacco di Igname !

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Il viaggio visto dagli occhi di Angelico

4 febbraio – lunedì Si parte per il villaggio di Guedarou, per fare visita alla scuola (la più numerosa, circa 200 bambini) e al pozzo (nuovo da inaugurare). Gin e Alida sono finalmente sfebbrate e  siamo di nuovo tutti al gran completo; bene. Guedarou è il villaggio più lontano da Kandi; ci arriviamo dopo quasi due ore di strada, (un’ora e mezza di pista, avventura nell’avventura, pista sabbiosa, ghiaiosa, rocciosa, con tutti gli ostacoli possibili immaginabili). Naturalmente sia all’andata che al ritorno ci siamo insabbiati e ripartiti “a spinta”. Il villaggio è situato in mezzo alla savana e per arrivarci si devono attraversare diversi guadi che, nella stagione delle piogge, si ingrossano e di conseguenza i villaggi rimangono isolati. Lungo il percorso incrociamo un mezzo pesante in avaria in mezzo alla pista, che fortunatamente, riusciamo a bypassare. Il paesaggio si presenta tipico della savana, inframezzato da ritagli di coltivazioni di mais, cotone e tabacco. Al villaggio l’accoglienza è organizzatissima e molto calorosa; per loro ricevere la visita dei “bature” (uomini bianchi) è sempre un’occasione molto importante, una giornata di festa da celebrare con balli e canti. Si inizia con la visita alla scuola e, ovviamente, con la distribuzione delle caramelle, per dare poi il via al nutrito programma accuratamente preparato di canti, balli, discorsi e ringraziamenti; ci hanno rivolto un ringraziamento particolare perché: “ per venirci a trovare avete lasciato le vostre famiglie e i vostri affetti”. Esaurito il nutrito programma abbiamo proceduto, come da prassi, con l’inaugurazione del pozzo e ….sorpresa finale…. buffet offerto dal villaggio: igname lesso e futu di igname con salsa piccante; naturalmente io, Daniela e Danilo abbiamo approfittato per assaggiarli. Nel villaggio convivono due etnie: i baribà tradizionalmente agricoltori e i peul dediti alla pastorizia, storicamente sempre in lite fra loro per il fatto che il bestiame spesso invade le coltivazioni per alimentasi con i danni che ne conseguono. Da quando gli AdU hanno realizzato la scuola e i pozzi (ora sono due) “andiamo d’accordo e collaboriamo fra noi”. Durante il tragitto mi accompagna un chiodo fisso nella mente: “Rivìno a tornâ indavour? E se si romp il furgon?” Grazie a Dio tutto è filato liscio (a parte qualche problema con la moto di Augustin, il nostro apripista che ci precede e indica la strada per andare e tornare dai villaggi; fortunatamente Enric sa dove mettere le mani e in poco tempo tutto è sistemato e si riparte. Pomeriggio ore 16,00 visita al direttore del Dipartimento scolastico. Non ne abbiamo ricavato  un gran che; ha ribadito le difficoltà da parte dello Stato a riconoscere tutte le scuole.

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